la scultura di Giancarlo Mikò

La testimonianza dell’artista

Scultura di Giancarlo MikoQuando don Maurizio e Gian Paolo Rosati mi chiesero di realizzare un bronzo che rappresentasse sr. Ilaria e la sua opera accettai con entusiasmo. Creare un’opera d’arte che parli di Dio è l’aspirazione più grande per un artista. E la vita di sr. Ilaria è una vita che parla di Dio. Dopo aver letto, visto e ascoltato di lei per penetrare quanto più possibile nella sua personalità, mi sono messo al lavoro ed ho realizzato 3 bozzetti che esprimevano la donazione di sr. Ilaria per chi è nel bisogno e nella sofferenza. Abbiamo scelto quello che la rappresenta inginocchiata, che sostiene un bambino gravemente sofferente. Nell’opera finita il volto di sr. Ilaria esprime un sorriso carico di amore, di conforto e di sostegno. Credo che questa sia la prima e più importante medicina da donare a chi soffre. L’espressione di questo volto mi è costata tantissimo: l’ho dovuto rifare ben 12 volte! Ma alla fine è venuto come lo volevo. Sono sicuro che sr. Ilaria abbia partecipato con me nel realizzare questo lavoro che, celebrando la sua scelta di vita e il suo impegno missionario,  vuole mostrare a tutti  le sue opere buone perché chi le osserva dia gloria e lode a Dio.

Come nasce un gruppo bronzeo a grandezza naturale

Dall’anima in ferro al corpo di creta

Scultura di Giancarlo mikòOvviamente l’opera viene modellata con la creta, ma poiché non è possibile realizzare un blocco unico di creta, perché sarebbe pesantissimo e si schiaccerebbe con il suo solo peso, bisogna creare una struttura in ferro che sia vuota nell’interno, ma capace di sostenere il peso della creta che le sarà applicata sopra. Si procede seguendo fedelmente le proporzioni della figura umana, facendo riferimento all’anatomia dello scheletro. Con una piattina di ferro si modella la colonna vertebrale e la testa. Poi si saldano sulla colonna le costole e il bacino. Quindi le braccia, le gambe e i piedi realizzati anch’essi con una piattina di ferro sulla quale si saldano vari anelli che rappresentano le varie sezioni dell’arto: più grandi per le cosce, più piccoli per i polpacci, ancora più piccoli per le braccia ed i polsi. Le mani si fanno a parte perché la posizione delle dita è delicatissima e deve essere definita muovendo e spostando le dita stesse fino a raggiungere l’effetto plastico che si vuole ottenere. La struttura in ferro è ultimata quando, dopo vari interventi per spostare, alzare, abbassare, modificare gli elementi vari, si ottiene una figura simile a quella del bozzetto. Quindi stessa postura, stessa posizione delle braccia, delle gambe e del viso, sia del bambino che di sr. Ilaria, soprattutto stessa armonia.
A questo punto la struttura si avvolge con una rete metallica leggera che deve sostenere uno strato consistente di creta, la quale sarà poi modellata in modo da ottenere l’aspetto estetico definitivo che l’artista vuole.

Modellare i dettagli, specialmente il volto

Giancarlo Mikò che scolpisceUna volta applicata la creta necessaria, l’opera assume l’aspetto definitivo, ma ora c’è bisogno di eseguire tante piccole correzioni per modificare leggermente la posizione della testa, delle braccia, del busto, ecc… perché il risultato che si riteneva buono prima dell’applicazione della creta, in effetti è sempre bisognoso di qualche cambiamento. Infatti basta modificare di pochissimo un braccio o una mano per cambiare e rendere disarmonica una figura. Pertanto occorre togliere la creta nei punti dove si intende intervenire, tagliare la rete e la piattina di ferro, cercare la nuova posizione, saldare il tutto, ricoprire di nuovo con la rete, applicare e modellare la creta. Se il risultato è soddisfacente, o.k., altrimenti si ricomincia di nuovo.

Giancarlo MikòPer quanto riguarda il volto di sr. Ilaria bisogna fare un discorso a parte. Il busto della scultura viene tagliato, staccato dal resto e lavorato a parte per ottenere non solo una certa somiglianza, ma soprattutto per esprimere quel sentimento di amore evangelico che è l’anima dell’opera. Questo è stato un lavoro delicatissimo. Come ho già detto ho dovuto rifare questo amatissimo volto ben 12 volte!

In fonderia: il calco, la cera, la fusione

Quando il lavoro di modellazione è finito, l’opera viene trasportata in fonderia dove si inizia a lavorare per ottenere un calco della statua. Anche questo è un lavoro molto delicato. Viene eseguito sezionando in varie parti la scultura e applicandovi sopra del silicone che diventerà lo stampo negativo. Basta un movimento sbagliato e il calco riproduce un qualcosa di diverso dall’opera prodotta dall’artista. Specialmente per il viso, dove basta modificare di un paio di millimetri le labbra, l’occhio o il naso per cambiare la fisionomia del volto.

Giancarlo Mikò Una volta fatto il calco si procede all’esecuzione dell’opera in cera. Questa deve avere uno spessore di 4–5 mm., irrigidita nella parte interna da uno strato di pece greca, altrimenti basterebbe la semplice ma indispensabile manipolazione del pezzo per alterarne l’aspetto. A cera ultimata l’artista interviene di nuovo per modificare eventuali imprecisioni o alterazioni che inevitabilmente si producono.
A questo punto la figura in cera viene sezionata separando le gambe e le braccia dal resto e viene “affogata” nel materiale refrattario, dopo averla collegata ad un sistema di tubicini che servono per lo sfiato dei gas durante la colata e per assicurare il riempimento totale di ogni piccola parte con il bronzo fuso. L’opera viene così racchiusa in un blocco di materiale refrattario che ha la forma di una botte e che viene “armato”, cioè irrobustito per evitare che il peso del metallo fuso spacchi il blocco stesso.

Giancarlo MikòIl blocco viene messo nel forno, dove la cera si scioglie e quindi resta vuoto lo spazio che prima era occupato dalla cera. Si toglie dal forno, si lascia raffreddare e poi si procede alla delicata fase della colata. Il crogiolo incandescente e colmo di bronzo fuso viene tolto dal forno al momento giusto, cioè quando il fonditore sa con la sua esperienza che la temperatura è quella ottimale. Si tolgono le scorie che galleggiano sul metallo fuso e quindi si versa il bronzo nell’imbuto che si trova sulla sommità del blocco fino a riempirne completamente le cavità lasciate vuote dalla cera.
Tutto avviene in un clima di tensione e di silenzio, perché il momento è delicatissimo: basta una piccola disattenzione e la fusione potrebbe riuscire male, il metallo fuso, potenziale  rischio per l’incolumità degli operatori, potrebbe fuoriuscire dal crogiolo o il crogiolo stesso rompersi.

L’ultima patinatura

Giancarlo MikòQuando il blocco si è raffreddato, la statua con tutti i suoi canalini e sbavature varie viene liberata dal refrattario. Si tagliano i canalini, si eliminano le sbavature e il bronzo viene affidato al bronzista che deve dare all’opera l’aspetto definitivo uguale a quello della creta. Deve riempire eventuali buchi che possono prodursi, togliere ogni traccia del punto di saldatura dei canalini con la figura, saldare braccia, gambe e quant’altro si fosse reso tecnicamente necessario, dare cioè alla figura lo stesso aspetto, la stessa armonia che aveva quella in creta. Infine il bronzo viene patinato  nella colorazione che è stata decisa e trattato per essere esposto. L’opera è compiuta.

Una scultura imprevista
A fusione ultimata e lavoro finito, mentre mi trovavo in fonderia con don Maurizio e Gian Paolo Rosati, parlando di tutto ciò che riguardava questo progetto, mi raccontavano che, prima del tragico epilogo della vita di sr. Ilaria, era già stato deciso di installare nell’ospedale della missione della Repubblica Centrafricana una statua di Gesù buon samaritano che si china su un sofferente. Ora in quella statua al posto di Gesù c’è sr. Ilaria.

Giancarlo Mikò